giovedì 11 Dicembre 2008Unità & Tiscali,, il conflitto d'interessedi Soru: verso la soluzione legaleIl fratello nel cda, Pili attacca ancoraRenato Soru imbrigliato tra il codice etico del Partito democratico e stretto nella morsa della Statutaria approvata sotto la sua stessa egida. Quando si dice complicarsi la vita con le proprie mani. Ma, nel salvataggio dell'Unità, per un atto certo anche politico ma considerato di generosità molto onerosa per acquistare il giornale fondato da Gramsci: una nuova crisi nei mesi scorsi sembrava destinarlo alla chiusura. Per il presidente dimissionario, il conflitto di interessi riemerge in una fase cruciale della sua esperienza politica. Ufficialmente dimissionario, ma senza ombra di ripensamenti, si ricandiderà: a febbraio o a giugno, poco cambia rispetto alla decisione assunta. Lo ha detto a chiare lettere: la sua esperienza politica, in Sardegna, non finisce qui.Ma l'attività imprenditoriale(quale azionista di Tiscali) e quella editoriale (dopo l'acquisto dell' l'Unità) richiede un tempestivo intervento “riparatore”. Lo richiede la legge Statutaria approvata nel 2007, perché previsto dall'art. 27 «Non possono rivestire la carica di Presidente della Regione, assessore regionale, consigliere regionale, i soggetti che detengano, ai sensi del Codice civile, direttamente o indirettamente, il controllo o la proprietà di società per azioni quotate in mercati regolamentati, nonché di società che abbiano un'influenza rilevante nella proprietà o nella gestione di una o più reti radiotelevisive o di uno o più quotidiani o periodici a diffusione nazionale o regionale, salva la stipula di un negozio fiduciario».A questo proposito, però si registra un piccolo ostacolo. La legge prevede che «col negozio fiduciario, il soggetto trasferisce tutti i diritti e i privilegi connessi alle azioni ad un soggetto terzo, il quale acquista, così, il controllo e la disponibilità delle azioni stesse». E al punto quattro dell'art 27 si precisa che «la nomina del fiduciario è soggetta all'approvazione della Consulta di garanzia di cui all'articolo 34».Ecco, questa consulta non esiste. Quindi, trovata la via di fuga prevista dal legislatore, resta da risolvere la sua applicabilità. Per i legali che stanno cercando di dipanare la matassa la via da seguire resta comunque questa: conferire tutte le partecipazioni di Tiscali e dell'Unità ad un “fiduciario”, di cui al momento si ignora l'identità.La seconda questione riguarda la questione etica, quella prevista dall'art.5 codice del Partito democratico. Lo ha ricordato il quotidiano “Il Riformista”, nei giorni scorsi. E lo ha sottolineato ieri il “Corriere della sera”: «Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione anche di carattere interno al partito: a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione, ovvero il loro coniuge, parenti o affini; b) i proprietari ovvero coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore delegato di imprese che operano nel settore della informazione a livello locale, nel caso in cui l'organo di garanzia territorialmente competente previsto dallo Statuto accerti che per il rilievo dell'attività dell'impresa si possa determinare un sostegno privilegiato a loro esclusivo vantaggio».In questo caso la vicenda è più complessa, l'impegno “a non candidare” non sembra essere vincolante e il mancato rispetto, al momento non prevede sanzioni. Si tratta in buona sostanza di un impegno legato all'opportunità morale ed etica indicata dal Pd. Ci sarà anche in questo caso un escamotage? O meglio: basterà risolvere il primo nodo legato alla Statutaria?.In teoria il negozio fiduciario dovrebbe salvare capra e cavoli.Di sicuro l'acquisto del giornale fondato da Antonio Gramsci ha complicato le cose. Rafforzando gli attacchi legati al conflitto di interessi del presidente Soru. Un tema che appassiona da sempre gli oppositori e che ha trovato risonanza mediatica sul Riformista. Il quotidiano politico diretto da Antonio Polito, di proprietà della famiglia Angelucci, che possiede anche Libero. Gli stessi che in un primo momento sembravano interessati all'acquisto dell'Unità. Un ritorno al passato: la Tosinvest, a cui fanno capo le cliniche della famiglia, già nel 1998 aveva acquistato oltre il 20% del giornale.Ora è stato aperto un nuovo fronte polemico-politico perché Emanuele Soru, fratello minore di Renato(imprenditore che opera autonomamente da molti anni tra Milano e la Sardegna), è stato cooptato nel consiglio d'amministrazione dell'Unità. Pare che la decisioni sia stata determinata dal ritiro deciso dall'amministratore delegato del giornale, Giorgio Poidomani, 74 anni (è stato sostituito con un manager editoriale,Antonio Saracino, proveniente dall'Ansa) e dovrebbe essere temporanea. Forse fin quando Renato Soru non avrà risolto, pare a scadenza ravvicinata, il conflitto d'interesse conferendo la sua quota maggioritaria del giornale col "negozio fiduciario" di cui si è detto.Naturalmente è stato il solito Mauro Pili ad attaccare Soru, con una nota velenosa dopo l'annuncio dato dalla Nie, la società che edita il giornale. “L'ingresso del signor Emanuele, socio in tutto e per tutto con il fratello presidente dimissionario della Regione, nel cda dell'Unità rappresenta l'ennesima dimostrazione come molto spesso la politica sconfini negli affari. Con il nuovo assetto si chiarisce che si tratta di un giornale di famiglia, spacciato come fondazione per tentare maldestramente di evitare incompatibilita' e conflitto d'interessi. In realta' con l'ingresso del socio-fratello di Soru nel cda - conclude Pili - si manifesta in tutta la sua evidenza l'uso dello storico quotidiano per garantire coperture politiche non certo finalizzate alla valorizzazione culturale della storia di Antonio Gramsci”.Renato Soru resta nel mirino sempre e comunque. L'acquisto dell'Unità è, a vederlo come “affare”, un disastro assoluto, senza possibilità di ritorno dell'onere ingentissimo per il salvataggio. Mentre è certamente importante - in una fase di drammatica crisi per l'editoria italiana e mondiale - aver salvato uno storico giornale della sinistra. Rilanciato positivamente benché certo di peso assolutamente lontano dai fasti del passato. Ha rimontato nelle vendite ma siamo di poco sopra il 5 per cento delle copie del Corriere della sera e di Repubblica. In Sardegna, giusto per valutare la consistenza dell'eventuale inflenza editoriale connessa a Soru, è ben sotto le duemila copie: neanche il due per cento delle tirature dell'Unione e della Nuova insieme. La questione di principio e giuridica c'è tutta e va risolta. Ma la consistenza quantitativa è davvero trascurabile: è corretto ricordarlo. Specie da parte di un deputato di Berlusconi cui fa capo non una quota marginale dell'informazione ma l'intero settore televisivo privato con Mediaset, il controllo determinante sulla Rai, quotidiani, settimanli e l'impero Mondadori, integrati col dominante ruolo di Publitalia nella raccolta pubblicitaria, che penalizza l'intera stampa nazionale. Questo è il trave nell'occhio di Berlusconi, che non ha alcuna intenzione di rimuovere, semmai di estendere. Nel caso di Soru, l'Unità è davvero una pagliuzza che si vorrebbe presentare ridicolmente come un'enormità.
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11/12/2010, ore 21:35
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