A marzo del 2005, in seguito a difficoltà finanziarie ho lasciato che il conto andasse in rosso, nel senso che ci è andato grazie ai saldi trimestrali addebitatimi dalla banca. Oggi, luglio 2006, sono andato a coprire il debito e ho scoperto che a fronte di un passivo di 246 € la banca mi ha chiuso d'ufficio il conto e pretende anche più di 80 € per la chiusura. La banca è Intesa e il direttore - premuroso - affermando di aver fatto tutto ciò nei miei interessi mi ha citato più volte una disposizione chiamata 'Basilea 2' che l'avrebbe costretto ad agire così.C'è qualcosa di vero in tutto ciò, la chiusura da parte della banca è ineluttabile?Io speravo di appianare il conto e chiuderlo una volta che il Governo fosse intervenuto per eliminare i costi di chiusura...Ringrazio anticipatamente chiunque possa rispondermiPs circa un mese fa ho ricevuto, da parte di un dirigente della stessa banca, l'invito a regolarizzare la mia posizione debitoria altrimenti, minacciarono, avrebbero passato la pratica ad un avvocato addebitandomi altri 1000 €. Ma è legale tutto ciò. Ma un cittadino non paga già interessi stratosferici quando il proprio conto va in rosso... e deve pure essere trattato così???
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20/07/2008, ore 08:17
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